Monza e Brianza


di Paola Scioli

ITINERARIO


La Brianza, che ora è anche una provincia con capoluogo Monza, è un’area geografica compresa tra la periferia nordest di Milano e le Prealpi lecchesi, tra il fiume Seveso e l’Adda. Fino agli anni sessanta-settanta del Novecento era considerata il luogo ideale di villeggiatura per l’élite milanese, che il fine settimana lasciava la caotica città per trovare quiete e relax nelle campagne e sulle colline brianzole, cosparse di splendide ville. Verso la fine del secolo scorso però questa moda è cambiata e i milanesi hanno incominciato a viaggiare in luoghi più lontani e rinomati. Il territorio si è molto trasformato, diventando uno tra i tessuti più industrializzati e produttivi della regione. Della Brianza per esempio sono famosi i mobilifici, ma in generale i brianzoli sono conosciuti ovunque come grandi lavoratori e imprenditori ingegnosi e creativi.
Ad oggi la Brianza è conosciuta soprattutto come meta di turismo culturale, naturalistico e d’affari con un offerta di qualità che comprende il circuito delle ville storiche, dei parchi, dei percorsi ciclabili e delle architetture sacre. Cultura e Paesaggio sono, pertanto, elementi cardine da cui partire per costruire itinerari turistici inediti capaci di valorizzare e promuovere l’identità del territorio.

Il nostro percorso parte da Monza e a raggiera esplora i territori ad est, nord e ovest del capoluogo, raggiungendo Vimercate e Cavenago Brianza, percorrendo la valle del Lambro con una miriade di paesini, e poi attraversando la zona dei mobilifici di Lissone, Desio, Seregno, Seveso, Cesano Maderno per arrivare all’altro parco del nord milanese, il Parco delle Groane.

Monza non è solo la tappa italiana del Gran Premio di Formula 1. E’ molto di più: custodisce tesori artistici e opere architettoniche che testimoniano l’unicità del suo passato, delle tradizioni e delle vicissitudini storiche che la contraddistinguono. Quando si parla di Monza il pensiero corre subito a Teodolinda, regina Longobarda, e alla Corona Ferrea, che dopo essersi posata sulle teste di re e imperatori di tutta Europa è tornata nel luogo in cui pare abbia visto la luce. Monza è anche la prima città che si incontra uscendo da Milano in direzione della Brianza, una cittadina che, non ostante la sua vicinanza alla metropoli, è riuscita sempre a mantenere la sua autonomia, una forte identità culturale e una spiccata originalità a iniziare dal suo carattere di enclave religiosa di rito romano all’interno della diocesi ambrosiana. Due sono le principali attrattive della città: il centro storico – che ruota intorno a piazza Roma, con l’Arengario, piazza Carducci, piazza Trento e Trieste e piazza Duomo – e la Villa Reale con il suo Parco.

Lasciando Monza verso Est il centro principale della cosiddetta Brianza d’Adda è Vimercate, nel passato importante piazza di mercato e centro religioso e amministrativo di prestigio. Contrariamente al forte inurbamento che caratterizza la Brianza occidentale, in questa zona sono rimaste molte aree interessanti dal punto di vista paesaggistico con grandi cascinali isolati e borghi cresciuti intorno alle ville patrizie. I luoghi che meritano una visita sono Concorezzo, Cavenago Brianza, Bellusco e Oreno.

A poca distanza da qui si trova Arcore, famosa per essere la residenza di Silvio Berlusconi, prima tappa del percorso lungo la valle del Lambro, che risale verso nord fino a Besana Brianza per tornare verso sud passando per Agliate, Carate Brianza, Biassono e Vedano al Lambro. Questa era una zona ricca di ville nobiliari immerse nel verde dei loro splendidi giardini, ormai per lo più nascoste dalla presenza sempre più incombente di piccole e medie industrie sviluppatesi lungo il corso del Lambro, che ne hanno alterato notevolmente le caratteristiche rovinando il parco e le bellezze naturali che vi sorgevano intorno.

Da qui, andando verso ovest, si attraversa un territorio fortemente inurbato, poco interessante dal punto di vista architettonico e storico-artistico, dove fanno da padroni i mobilifici con le loro esposizioni e i loro magazzini. Siamo nella “Terra dei mobilieri”, un’area compresa tra la SS. Valassina e la SS Comasina lungo le quali sono sorti innumerevoli paesi senza soluzione di continuità. Tra questi solo alcuni conservano qualche monumento interessante da visitare, Lissone, Desio, Seregno, Meda, Seveso, Cesano Maderno, punto di ingresso nella parte più bella e meglio attrezzata del Parco delle Groane.

SOSTA

Punto sosta di Biassono – Via Legnago, 1/a
Via della Sciavatera angolo Via Parco (nei pressi del centro sportivo)
GPS: 45.631031,9.288627
Piazzole: 4 su asfalto
Camper service, illuminazione, colonnine elettricità, videosorvegliata, animali ammessi, apertura annuale, gratuita.

EVENTI


La natura
Dei tre parchi brianzoli senza dubbio il più bello e meglio conservato è il Parco della Villa di Monza, che si estende per 685 ettari a nord della città ed è una delle aree verdi cintate più vaste d’Europa, costituita fra il 1805 e il 1810 da Luigi Canonica e Luigi Villoresi, su incarico del Viceré napoleonico Eugenio di Beauharnais, come tenuta agricola e riserva di caccia e più volte rimaneggiata nelle epoche successive. Il Parco è popolato da numerose cascine ed è caratterizzato dalla presenza di prati coltivati e da un’incredibile varietà di piante esotiche e alberi ultrasecolari di eccezionali dimensioni come querce e sequoie. Il lavoro del Canonica è stato fondamentale per rimettere ordine nelle strutture e nell’assetto del Parco, con la realizzazione di lunghi viali che si intersecano e si aprono su straordinarie prospettive verso le Prealpi, verso Monza e la Brianza. All’interno del Parco sono stati anche realizzati nel corso dei primi anni del Novecento impianti sportivi di grande impatto per l’epoca: dall’Ippodromo di Mirabello, ai campi da Polo e da Golf, a strutture per il tennis e il nuoto, all’Autodromo di Monza. Anche se dal punto di vista naturalistico quest’ultima struttura ha sempre costituito una grave alterazione dei valori naturalistici del parco, il prestigio portato alla città dal Gran Premio di Formula 1 e le consistenti ricadute economiche hanno fatto sì che non sia mai stato chiuso.

Il Parco Regionale della Valle del Lambro è stato ripulito e messo sotto protezione ambientale solo recentemente, nel 1983, con la sua istituzione. E’ sempre stato conosciuto, infatti, per essere ricettacolo di immondizie e di scarichi industriali che rendevano le acque del fiume che lo attraversa gelatinose e piene di schiume colorate e maleodoranti. Attualmente rientrano nel Parco 35 comuni, disseminati tra i laghi di Pusiano e Alserio, riserve naturali, e il Parco della Villa Reale di Monza. In questo Parco numerose sono le attrattive dal punto di vista turistico, sia naturalistiche che storico-architettoniche. Un aspetto di particolare interesse è dato dalla presenza di numerose ville patrizie, con i relativi giardini storici. Tra i luoghi di interesse si segnalano:

Il Lago di Alserio, uno specchio d’acqua circondato da canneti, boschi e prati a 260 metri di altitudine profondo al massimo 8 metri, dove regnano tappeti di ninfee, canne di palude e specie floreali rare insieme a una fauna molto ricca. Una bellissima passeggiata con percorso botanico nel pregiato bosco della Buerga si snoda lungo tutta la riva sud del lago.

La valle del Pegorino, uno dei siti naturalistici più interessanti del Parco, che si apre lungo la strada che da Canonica conduce a Gerno, tra Villa Taverna e Villa Mellerio. A piedi o in mountain bike è sempre affascinante percorrere i sentieri in continuo saliscendi, immersi in un bosco che regala quadri diversi e suggestivi ad ogni passo, ad ogni pedalata, in ogni stagione. L’itinerario più bello va da Canonica a Brugora, dove la passeggiata acquista il sapore dell’avventura per i numerosi guadi sul rio Pegorino.

Il Lago di Pusiano, luogo di rara bellezza, con splendidi scorci e una corona di basse colline tutto intorno. Le sponde sono punteggiate di piccoli centri abitati, ma conservano ancora un aspetto naturale per lunghi tratti, grazie a fitti ed estesi canneti, dove trovano rifugio per la nidificazione diverse specie di uccelli, tra cui il tarabusino e il più raro tarabuso. Tra le particolarità del lago vi è l’Isola dei Cipressi, una collina naturale di 17.000 mq, di forma ovale, a sud ovest di Pusiano, di proprietà privata.
Valle di Cantalupo comincia vicino al cimitero di Canonica. Nel bosco naturale domina la robinia, ma la vera curiosità botanica è la fitta pineta artificiale di Pinus strobus, presso Cascina Chignolo, sede privilegiata per percorsi di educazione ambientale. Nella parte centrale, collaterali alla valle, sono ancora presenti estese zone agricole che accrescono la bellezza di questo territorio. Dal punto di vista paesaggistico merita una visita l’area a sud est dell’abitato di Triuggio: la valle, dall’alto, appare come una sinuosa linea boschiva tra i prati. Una passeggiata tra le brume autunnali regala il sapore di altri tempi e un silenzio ormai dimenticato.

L’oasi di Baggero è uno dei simboli più significativi della riqualificazione ambientale all’interno del Parco della Valle del Lambro. Fino al 1969 in questo luogo c’erano le cave di marna della Cementeria Merone; a partire dagli anni Ottanta sono stati effettuati diversi interventi di riqualificazione che hanno restituito 26 ettari di boschi, radure, sentieri panoramici e due laghi che insieme costituiscono un’oasi di notevole bellezza, punto di ritrovo per chi desidera trascorrere qualche ora piacevole in mezzo alla natura.

L’orrido di Inverigo e le grotte di Realdino, immersi in un contesto naturale fatto di boschi, rocce e corsi d’acqua, sono stati fin dall’Ottocento meta di passeggiate e relax di milanesi e monzesi in fuga dalla calura estiva. A Inverigo, nei pressi della cascina Duno, la natura ha creato un luogo suggestivo (non visitabile perché proprietà privata) con pareti di roccia alte dieci metri e sorgenti di acque cristalline che scaturiscono dalle argille ai piedi del ceppo, roccia tipica del corso del Lambro. Sono profonde e naturali rientranze nel ceppo anche le grotte di Realdino, nei pressi di Carate Brianza. Oltre che suggestivo, il luogo è particolarmente gradevole in estate grazie all’incessante gocciolamento di acqua fresca dalla collina soprastante.

Gli antichi mulini, le cui prime testimonianze risalgono a prima dell’anno Mille, anche se oggi ne sopravvivono solo una trentina, tra i quali il mulino Colombo (Monza), i mulini Asciutti con le tre macine (parco di Monza), il mulino di Sovico, in località Molino Bassi, il mulino Resica a Verano, i mulini di Baggero, di cui sono rimaste le paratie, le ruote idrauliche (una delle quali funzionante) e un locale con un frantoio. Da Monza a Merone uno solo può essere ancora attivato: il mulino Ronchi a Peregallo di Briosco.
Le cascine e i nuclei rurali offrono incantevoli scorci di un tempo perduto.Tra i più significativi: cascina Frutteto (Parco di Monza), sede della Scuola di Agraria, la cascina Zuccone Rubasacco, i suggestivi nuclei di Montemerlo e Zuccone Franco (Triuggio), quest’ultimo affacciato sulla valle del Pegorino, i rustici di Villa Beldosso a Carate, la cascina sul colle del Simonte (Briosco) con la sua vista impagabile, cascina Verana (Briosco) citata dal catasto austriaco e i nuclei Torre e Brenna con le belle edicole votive (Giussano), le intatte cascine seicentesche Iolanda e Brenno della Torre (Costa Masnaga), il borgo rurale di Moiana (Merone). Ad Alserio rimangono il lavatoio e l’antica ghiacciaia (località Pizzo).

La fornace di Briosco, della famiglia Riva, è uno dei pochi esempi ancora visibili delle numerose fornaci del bassopiano tra Fornaci e Nibionno, sorte per sfruttare i depositi di argilla sin dall’epoca romana. E’ specializzata nella produzione del cotto lombardo con i metodi della tradizione manuale. Dai suoi forni escono statue, vasi, mattoni, piastrelle e decori per abitazioni nuove o per restauri di chiese ed edifici storici, tra i quali la Villa Reale di Monza, la Basilica di Agliate, l’Abbazia di Morimondo.
Fin dall’inizio del Novecento la fornace è stata un punto di incontro per scultori e artisti, che qui davano vita alle loro opere di terracotta e ceramica. In tutto il territorio del Parco sono molte anche le testimonianze dello sviluppo economico e industriale della Valle del Lambro nella seconda metà dell’Ottocento. Lungo il fiume sorsero numerosi opifici per la lavorazione della seta, del lino, della lana e del cotone. Dei numerosi stabilimenti attivi agli inizi del secolo scorso, solo due continuano l’originaria attività (a Ponte Albiate e a Merone); gli altri sono stati abbandonati o ospitano attività diverse (Triuggio, Carate, Giussano) o sono stati trasformati in complessi residenziali (Macherio). Rimangono poi gli edifici del cotonificio Dell’Acqua (Triuggio), della manifattura Viganò (Albiate), della filatura Staurenghi con la ciminiera che si innalza fino a 36 metri (Carate) e le vecchie turbine dello stabilimento serico Isacco (Merone). Da segnalare anche i resti della Cartiera di Briosco.

Il Parco Naturale Regionale delle Groane è protetto dal 1976. E’ esteso in lunghezza tra il fiume Seveso e il Guisa per circa 15 km ed è caratterizzato dalla presenza di uno strato superficiale argilloso e acido che rende il terreno rossiccio. Per secoli ha fornito agli abitanti della zona legna, carbone e strame, solo più recentemente argilla, tanto che sono nate al suo interno fornaci per la lavorazione di laterizi. La definizione di brughiera che spesso si sente nominare per questo parco è dovuta alla presenza abbondante di brugo, un arbusto perenne di piccole dimensioni della famiglia delle ericacee, a volte chiamato più semplicemente erica selvatica.

Il gusto
Il risultato dello sviluppo storico ed economico di questa parte di Lombardia è una gastronomia con un carattere sobrio, con piatti e preparazioni derivati dalla mescolanza di ingredienti poveri, legati alla tradizione contadina, in cui l’ingrediente fondamentale è il maiale, del quale ‘non si butta via niente’ e si producono carni, frattaglie, salumi e condimenti, accompagnati in genere dalla polenta. Si tratta di una gastronomia fatta di piatti robusti, di sostanza: l’obiettivo era quello di sconfiggere la fame per tornare al lavoro, senza curarsi troppo dell’aspetto nutrizionale. I piatti della tradizione culinaria brianzola che si sono conservati nel tempo, in particolare nelle località più piccole e in contesti sociali e ambientali rurali, sono stati riscoperti negli ultimi anni anche dalla ristorazione di qualità, che ne ha fatto dei classici in grado di soddisfare il palato di gourmand e curiosi.
Un piatto legato all’impiego delle parti meno nobili del maiale è la trippa, chiamata buseca dal nome delle interiora del maiale utilizzate per preparare questa specie di minestra, piuttosto liquida, nella quale si utilizzano anche pomodori, carote, sedano e in alcuni casi fagioli.
Una preparazione più semplice è el panmoijaa, una zuppa che utilizza la pestada de lard: il lardo, o in alternativa la pancetta, viene tritato finemente insieme agli odori, come cipolla, aglio e prezzemolo, quindi fatto bollire in acqua e servito su fette di pane giallo, prodotto solo da pochi panificatori, mischiando la nobile farina bianca con quelle di granoturco e di segale. In origine era molto utilizzato con gli affettati ma anche nel latte, a colazione o per cena.
Piatto simbolo della città di Monza è il risotto con la luganega, conosciuto anche come risotto alla monzese, una specie di mediazione con la tradizione meneghina. Le varianti sono moltissime perché ogni monzese ne ha una sua versione personale. L’ingrediente base è la snella salsiccia, la luganega originaria della Lucania, alla quale vengono aggiunti altri ingredienti, come lo zafferano, anche se sembra che la ricetta più autentica non lo preveda.
Sono assolutamente da segnalare due antiche ricette, legate alla figura e al nome del compatrono San Gerardo: il pane e i biscotti di San Gerardo, reinterpretate e riproposte negli ultimi anni. Il pane di San Gerardo è un pane dolce, tradizionalmente realizzato con zucchero, miele e frutta a cui si sono aggiunte negli anni castagne candite, uva sultanina e mandorle; la lievitazione dell’impasto dura 48 ore ed è ottenuta solo utilizzando lievito madre. L’origine di questo dolce è legata al miracolo del 1177, quando il santo salvò i monzesi dalla piena del Lambro stendendo il proprio mantello sull’acqua, e ricevette come ringraziamento questo ricco pane. Già nel medioevo biscotti simili a questi venivano fatti benedire dagli abitanti della Brianza comasca che si recavano a Monza in pellegrinaggio alle reliquie del santo, e che poi li appendevano alle finestre di casa.

Alcune ricette brianzole
La rusticada è un piatto generalmente accompagnato alla polenta, deve il suo nome all’uso che avevano i contadini di lasciar cuocere le carni dopo averle soffritte (rustè) insieme alla cipolla nel grasso di maiale. Si affettano le cipolle e si fanno imbiondire in una casseruola con burro e sale. Quando risulta cotta, si unisce la salsiccia tagliata a tocchi, la polpa di pomodoro, il pepe e si bagna con un mestolo di acqua. Si taglia la spalla di maiale a fettine sottili che vengono infarinate e poggiate sulla cipolla. Dopo aver lasciato cuocere per un po’ il primo strato, se ne aggiunge un altro. Si mischia quindi tutto e si lascia cuocere a fuoco lento per circa un’ora, servendo, infine, ben caldo.

La busecca matta è una tipica zuppa milanese a base di trippa. Nel nostro caso si tratta di una variante brianzola in cui “matta” sta per “finta”, cioè con delle frittatine affettate al posto della trippa. In una terrina si sbattono le uova già leggermente salate, in una padella con olio ben caldo si preparano delle frittatine molto sottili che si lasciano cuocere da entrambe le parti. Si lasciano intiepidire e quindi si arrotolano singolarmente e si affettano sottilmente.Si scalda in un tegame del burro e vi si lascia soffriggere la cipolla affettata sottile con qualche foglia di salvia e il prosciutto, anch’esso tagliato a dadini piccoli. Si unisce la polta di pomodoro, del sale e, dopo una decina di minuti, le fettine di frittata. Si lascia cuocere per altri 5 minuti e si serve ben caldo dopo aver spolverizzato con del parmigiano grattugiato.

Il piatto re della tradizione brianzola è la cazzoeula, la cui diffusione va ben oltre i confini di questo territorio. E’ un piatto a base di costine e altre parti di scarto del maiale, come piedini, musini e cotiche, qualche volta arricchito dall’aggiunta di salamini, detti verzitt: il tutto viene cucinato a fuoco lento con cavoli, carote e sedano e quindi servito con l’immancabile polenta. Si dice che una buona cassoeula “la g’ha de vess tachenta e minga sbrodolenta” (deve attaccarsi alla pentola e non essere brodosa). Ma soprattutto non deve essere unta. Particolarmente apprezzata da chi non ama le verze la variante che utilizza i porri. Si cuociono dapprima per circa un’ora i piedini, spaccati in due per il lungo, e le cotenne già fiammeggiate. Si affetta la cipolla sottile e la si soffrigge con un cucchiaio di olio e uno di burro. Si aggiungono le puntine, la luganega tagliata a tocchi ed i salamini da verza. Si lascia rosolare bene il tutto e si versa sopra un bicchiere di vino. Si lascia evaporare, si tolgono tutti gli ingredienti e nel recipiente si versano le carote ed il sedano tagliati sottili. Si versa un po’ di brodo, si aggiunge il sale ed il pepe, si abbassa il fuoco e si lascia cuocere lentamente mescolando di tanto in tanto. Dopo aver mondato e lavato le verze, le si mettono sul fuoco in una pentola con la sola acqua rimasta dopo il lavaggio, si lasciano appassire e si aggiungono alle altre verdure che stanno cuocendo. Si mescola e si distribuiscono sopra le puntine, la luganega, i salamini e le cotenne. Agitando la pentola si fa in modo che il sugo di cottura ricopra un po’ questi ingredienti, si copre la pentola e si lascia cuocere per almeno un’ora, avendo cura di eliminare di tanto in tanto l’unto che dovesse prodursi in superficie. Si serve calda da sola o accompagnata da polenta fumante.

La torta paesana, nata nelle campagne presumibilmente tra ‘600 e ‘800, è sicuramente uno dei dolci tradizionali più conosciuti, un altro di quei piatti poveri ampiamente diffusi nelle campagne lombarde in varie versioni, preparata con pane raffermo, fatto macerare nel latte e quindi insaporito con cacao, pinoli, frutta candita e uvetta. In una ciotola si spezzetta il pane e lo si ricopre con il latte. Si sbriciolano gli amaretti, si strizza il pane con le mani e lo si impasta con gli amaretti, il burro fuso, i due tipi di cacao, le uova, il sale, lo zucchero e il cioccolato grattugiato. Se necessario si aggiunge del latte. Si unge una teglia, la si spolverizza di pan grattato e vi si versa il composto ottenuto. Si cuoce in forno a 180 gradi per circa un’ora.

La curiosità
Dopo essere stato allontanato per decenni dall’inquinamento, il martin pescatore è tornato a popolare tutto il tratto del Lambro che scorre nel Parco grazie al ritorno dei pesci, di cui esso si nutre. Caratterizzato da un piumaggio sgargiante (blu-turchese sul dorso e arancio-cannella sul ventre), non è raro vederlo sfrecciare velocemente appena sopra l’acqua. Questo uccellino cattura le sue prede con il becco utilizzando una tecnica estremamente perfezionata e spettacolare. Anche il gambero di fiume nostrano, che nel Parco sembrava scomparso, è invece presente in alcune rogge che confluiscono nel Lambro. Questo crostaceo esce allo scoperto dopo il calar del sole, quando va a caccia di insetti strisciando lentamente sul letto dei fiumi e dei torrenti.

INFORMAZIONI


Provincia di Monza e della Brianza
Assessorato al Turismo

Via Grigna, 13
20900 Monza
Tel.: 039.975.2535/2510/2567
www.provincia.mb.it

Villa Reale di Monza
Viale Brianza, 1
20052 Monza MB
Tel. 199 15 11 40
www.villarealedimonza.it

Comune di Monza
Piazza Trento e Trieste
20900 Monza
www.comune.monza.it

Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica
Palazzo Comunale – Piazza Carducci
Tel. 039323222

Consorzio Villa Reale
e Parco di Monza

Cascina Fontana
Viale Mirabellino 2 – Monza
Tel. 039.39464213
www.reggiadimonza.it

Parco Valle Lambro:
via Vittorio Veneto, 19
20844 Triuggio (MB)
Tel 0362 970961
www.parcovallelambro.it

Parco Groane
Via della Polveriera, 2
20020 Solaro (MI)
Tel: 02/9698141
www.parcogroane.it

Monza e Brianza ultima modifica: 2015-05-17T11:28:44+02:00 da Gabriel Lopez
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